2003 Aldo Spoldi

Pubblicato in Storico mostre

Aldo Spoldi
Indice illustrato de Lezioni di Filosofia Morale. L’arte di diventare diavoli
a cura di Loredana Parmesani

 
4 dicembre 2003 –31 gennaio 2004  

Palazzo Panella – via Matteotti n. 53 – Palazzolo sull’Oglio (BS)

Catalogo Skira e Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea

 
Con Lezioni di Filosofia Morale. L’arte di diventare diavoli Aldo Spoldi ci consegna il terzo atto del progetto didattico, da lui ideato nel 1996 all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Brera, che promuove un’indagine sui linguaggi dell’arte in maniera nuova ed originale attraverso la creazione di personaggi virtuali dotati di una biografia, una fisionomia e uno specifico carattere. “… un personaggio virtuale non è che una scultura che parla, una bella forma che cammina e perciò stesso un prodotto che produce, che consuma vivendo e vive lavorando , un sogno che si conferma di giorno”

La prima pubblicazione di Spoldi, Lezioni di Educazione Estetica (1996) forniva i mezzi, i materiali, le tecniche per la creazione del primo personaggio, l’artista brasiliana Cristina Show le cui avventure sono raccontate nel successivo libro Cristina Show – frammenti di vita (2001). In maniera frammentaria e vivace il suo personaggio eclettico e multiforme prende via via forma nel libro attraverso il catalogo delle sue opere e la descrizione delle sue aspirazioni e sentimenti, del suo stile e dei suoi interessi, rendendo evidente l’intreccio fra arte e vita, produzione artistica e produzione di identità.

Intorno a Cristina sono nati e cresciuti altri personaggi, compagni di percorso dal carattere opposto che entrano in relazione con lei consentendole una vita sociale: Angelo Spettacoli, critico d’arte e Andrea Bortolon, filosofo.

Quest’ultimo personaggio è l’autore virtuale di Lezioni di filosofia morale. Il libro, curato da Loredana Parmesani e dalla Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea, raccoglie le lezioni-performances tenute da Bortolon a Brera, su invito di Aldo Spoldi, e dedicate a Cristina Show, precipitata in una crisi di identità che la coinvolge tanto come donna quanto come artista.

Modellato come una scultura a cui Spoldi ha chiesto di prendere forma e vita, il filosofo Andrea Bortolon non diventa un professionista della filosofia ma un giovane dilettante, ingenuo e paradossale, che ama tanto la filosofia quanto la comicità della vita. Il suo testo, più che un trattato, aspira ad essere un canovaccio teatrale, il frammento di una personalità in via di sviluppo; il suo pensiero è ardito, paradossale, più colorato di un dipinto, sempre al limite; la sua filosofia nasce da fatti caratteriali, è spavalda e attaccabrighe, fatta di immagini, sbeffeggiante e avventurosa. Una filosofia che privilegia il dubbio sulla certezza, la filosofia degli opposti che non si superano e non si escludono ma convivono “amichevolmente”: dove la certezza (il sapere) e il “booh” (il non sapere) sono compagni di avventura. A Cristina che insegue il sistema dell’arte come valore supremo, Andrea insegna perciò la relatività e la giocosità del contratto sociale; alla giovane artista che persegue con certezza il successo, Andrea propone, come compagno di gioco, il dubbio e la sfida.
 
Su richiesta di Andrea Bortolon, per illustrare l’indice delle sue lezioni e rafforzare il suo già pittoresco concetto, Aldo Spoldi ha dipinto 16 tavole, esposte nella sede della Fondazione Ambrosetti (che ne curerà una edizione serigrafica fuori commercio riservata ai suoi soci). Queste opere non hanno autonomia propria, ma vivono in relazione alla filosofia di Andrea Bortolon, sono frammenti che trovano la loro ragione di essere nella relazione con il testo, con il mondo vitale del filosofo-fiction Andrea Bortolon.

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