Joan Miró. Scultore
a cura di Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea
08 giugno – 31 luglio 1997
Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano (BS)
Catalogo Skira editore – Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea
Miró aveva iniziato a costruire “oggetti” già a partire dai primi anni Trenta. Gli elementi che componevano tali oggetti, distinti ciascuno con un proprio nome, entravano in una sintassi impossibile: una molla di architrave, un bruciatore a gas, una catena più un tronco di carrubo pitturato, segnato da un occhio, colpito da un sessoragno nel taglio andavano a costituire l’Oggetto del tramonto del 1937, mentre l’oggetto poetico del 1936 risultava dall’accostamento di un pappagallo, una gamba di ragazza in una scarpa del tallone a punta e una palla sospesa. A proposito delle sculture esposte in mostra, scrive Georges Raillard: “I personaggi di Miró, le sue figure cui non si adatta alcun nome, mostrano di cosa sono fatti. Una zucca, una vecchia scatola, una forcella, una nassa, un sacco, un cavatappi e gusci di lumaca che non sono né cicatrici, né protesi. Sono gli organi di un corpo, un passato che vive, la sua attiva pulsazione.”
All’opera scultorea di Miró fa da contrappunto una selezione di trenta opere su carta, risalenti agli anni 1949-81 e realizzate ad acquarello, pastello e gouache, nelle quali ritornano i temi prediletti di Miró, i suoi personnages, femme e oiseaux . Sei grandi incisioni ad acqua tinta a colori costituiscono un’ulteriore testimonianza della fondamentale unità di ispirazione e della straordinaria varietà espressiva che caratterizzano l’opera del grande artista.



