1997 Joan MirĂł. Scultore

Pubblicato in Storico mostre

Joan MirĂł. Scultore

a cura di Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea

08 giugno – 31 luglio 1997

Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano (BS)

Catalogo Skira editore – Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea

La Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea conferma anche quest’anno la qualitĂ  delle scelte cui è ispirato il suo programma espositivo, programma inaugurato nel 1995 con l’antologica di Valerio Adami, proseguito l’anno successivo con quella di Karel Appel e che include ora una mostra dedicata ad un artista amato in modo molto speciale dal fondatore e Presidente della Fondazione, Franco Ambrosetti, scomparso il I giugno scorso.  Gli antichi spazi conventuali e l’ex-granaio dell’abbazia faranno da sfondo agli inconfondibili “personaggi” che animano l’universo poetico di MirĂł, un universo i cui punti cardinali vengono a coincidere, secondo Georges Raillard, autore del saggio introduttivo al catalogo, con due dei temi piĂą ricorrenti della sua opera: la femme e l’oiseau. In questo singolare scenario sfileranno i monumentali personnages del 1976 e del 1978, alti piĂą di 2 metri, insieme ad opere di dimensioni minori ma ugualmente sorprendenti come il Personnage Ă  la plume del ’70, il Personnage et oiseau del ’74, la Femme au long nez e la Femme au diadème entrambe del ’71.

Miró aveva iniziato a costruire “oggetti” già a partire dai primi anni Trenta. Gli elementi che componevano tali oggetti, distinti ciascuno con un proprio nome, entravano in una sintassi impossibile: una molla di architrave, un bruciatore a gas, una catena più un tronco di carrubo pitturato, segnato da un occhio, colpito da un sessoragno nel taglio andavano a costituire l’Oggetto del tramonto del 1937, mentre l’oggetto poetico del 1936 risultava dall’accostamento di un pappagallo, una gamba di ragazza in una scarpa del tallone a punta e una palla sospesa. A proposito delle sculture esposte in mostra, scrive Georges Raillard: “I personaggi di Miró, le sue figure cui non si adatta alcun nome, mostrano di cosa sono fatti. Una zucca, una vecchia scatola, una forcella, una nassa, un sacco, un cavatappi e gusci di lumaca che non sono né cicatrici, né protesi. Sono gli organi di un corpo, un passato che vive, la sua attiva pulsazione.”

All’opera scultorea di Miró fa da contrappunto una selezione di trenta opere su carta, risalenti agli anni 1949-81 e realizzate ad acquarello, pastello e gouache, nelle quali ritornano i temi prediletti di Miró, i suoi personnages, femme e oiseaux . Sei grandi incisioni ad acqua tinta a colori costituiscono un’ulteriore testimonianza della fondamentale unità di ispirazione e della straordinaria varietà espressiva che caratterizzano l’opera del grande artista.

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