1995 Valerio Adami. Opere dalle collezioni italiane

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Valerio Adami. Opere dalle collezioni italiane

24 settembre – 30 ottobre 1995


Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano

Catalogo Skira

Il percorso espositivo prende il nome dai lavori della seconda metà degli anni Sessanta, stagione in cui l’artista mette in discussione e ripensa la propria sintassi linguistica, ponendo l’accento sulla illusorietà dello spazio naturalistico (I miraggi, 1965).

Rivisita Gris in Omaggio a Juan Gris (1966) e Matisse in Henri Matisse che lavora a un quadro di disegni (1966): la realizzazione di questi due quadri coincide con precise scelte metodologiche. Inizialmente Adami si ispira al tardo surrealismo di Matta, con la sua figurazione cosmica, e di Lau, con la sua ricerca di una dimensione antropologica, in seguito è in cerca di diverse possibilità di rappresentazione.

Nella rigorosa lezione cubista di Gris intravede la possibilità di sviluppare il racconto secondo piani temporali diversi, in modo tale da trovare un punto d’incontro tra le letture psicanalitiche e il modello espressivo che va costruendo. In Matisse scopre invece la vera e propria ossessione del pittore francese per il disegno quale pratica predominante del lavoro pittorico: non va dimenticato che Adami cresce alla scuola di Funi e sui testi dei pittori rinascimentali; il dipinto è quindi per lui una traduzione a colori di quanto già elaborato a livello disegnativo. Potrà mutare nella sua traiettoria artistica il rapporto fra disegno e quadro, ma non il legame di dipendenza progettuale del secondo nei confronti del primo.

La costruzione dell’immagine rimane classica anche nei paesaggi urbani, nei luoghi chiusi sia che lo sguardo dell’artista sia rivolto all’interno, sia all’esterno (da Studio per una camera d’hotel, 1967 a Hotel Capri, 1967; da Lavatory, 1967 a Holding Door Opern, Holding Door Close, 1968).

Sono invece le piatte stesure di colori acrilici ad essere impiegate in chiave evocativa, con la creazione di contrasti cromatici che musicalmente rinviano alla tecnica del contrappunto.

I primi anni Settanta segnano per Adami la critica politico – sociale e la comparsa della figura umana, prima di spalle e poi di profilo: essa è quasi ritagliata come sagoma e il colore, per quanto ancora steso à plat e senza ombre, comincia ad assumere nuovi significati denotando le assenze, gli spazi vuoti (Intolleranza, 1974). È nelle opere degli anni Ottanta che Adami, dall’osservazione del sociale, affronta la letteratura, la filosofia, il mito e in questo percorso ricostruisce per intero la figura umana, restituendole il volto prima sempre nascosto. Se i temi diventano più articolati, più colti e più intimi, anche la linea si ammorbidisce. (Dalle “Elegie romane” di Goethe, 1986)

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