Storia della Fondazione

Pubblicato in La Fondazione
Christo e Jeanne-Claude, in occasione della mostra a Brescia nel 2001, con alcuni soci fondatori e consiglieri: da sinistra Franco Briolini, Eugenio Volpi (Vicepresidente), Bruno Ambrosetti, Sergio Ambrosetti, Franco Jr. Ambrosetti (Presidente). Christo e Jeanne-Claude, in occasione della mostra a Brescia nel 2001, con alcuni soci fondatori e consiglieri: da sinistra Franco Briolini, Eugenio Volpi (Vicepresidente), Bruno Ambrosetti, Sergio Ambrosetti, Franco Jr. Ambrosetti (Presidente).

“Se qualcuno ti recitasse una bellissima poesia in russo, non conoscendo la lingua, non potresti che apprezzare le cadenze o la musicalità delle parole, senza comprenderne il significato più profondo”.

Si tratta di una frase che andava ripetendo spesso Franco Ambrosetti, l’ideatore della Fondazione, di fronte alla perplessità evidente in chi osservava le ultime sue acquisizioni sempre meno figurative.
Nato nel 1943, anche lui commercialista a Palazzolo sull’Oglio, come il padre Alessandro e il fratello Bruno, alternava alla professione la passione per la storia antica e per l’arte contemporanea: forse cercava incon­sciamente una sorta di continuità fra un passato ormai esplorato e un presente, quello dell’arte contempo­ranea appunto, ancora così poco comprensibile. Oppure si trattava soltanto di una curiosità ormai radicata che aveva sa­puto trasmettere anche ai suoi figli, Franco Junior e Mattia.
Sta di fatto che, a partire dagli anni Settanta, Franco Ambrosetti incominciava a comperare e a rivendere per comperare di nuovo, quadri importanti, senza seguire i canoni di un collezionista scrupoloso, ma affidandosi all’intuizione che, in genere, era però azzeccata: Dorazio, Castellani, Bonalumi, ma anche Wharol, Fontana, Capogrossi, Arman e poi Scanavino, Adami, Christo e tanti altri ancora.
Era contagioso e persuasivo: cosicché trascinava con la sua frenesia prima di tutto mio fratello Bruno e poi anche me, Sergio, notaio in Palazzolo sull’Oglio, per natura meno incline ai facili entusiasmi; quindi gli amici, in particolare Eugenio Volpi, Franco Briolini, Enzo Piccitto.
Alla fine degli anni Ottanta, un’idea prendeva sempre più consistenza nella sua mente vulcanica: perché non creare qualcosa di radicato e di strutturato nel territorio che ne promuovesse le risorse culturali ed artistiche e, parallelamente, divulgasse arte contemporanea? Ne parlava spesso con Eugenio Volpi e nasceva perciò il 7 giugno 1993 la Fondazione Franciacorta Arte Contemporanea, rigorosamente no profit per statuto. Scriveva Franco, divenuto Presidente della Fondazione: “E’ l’inizio ufficiale di un percorso che non a caso avrà come teatro la Franciacorta, un territorio bresciano ricco di arte e cultura che ha ospitato, nei secoli scorsi, impor­tanti protagonisti della storia della pittura che qui hanno lasciato significative testimonianze della loro arte: dal Foppa al Romanino, al Moretto, per ricordarne alcuni. Senza il loro contributo oggi non potremmo par­lare di arte contemporanea.
Il lavoro della Fondazione permetterà di poter conoscere e apprezzare artisti che attraverso le proprie opere interpretano e rappresentano le emozioni, i sentimenti, i sogni degli uomini della nostra epoca, in un mondo profondamente diverso da quello del passato, ma che può e deve camminare attraverso ciò che sarà in grado di tramandare come segno della propria cultura e civiltà” (dal catalogo Valerio Adami.Opere dalle collezioni italiane).
Nel primo organigramma della Fondazione, oltre alla Promozione Franciacorta e al figlio Franco Junior, ci sono prima di tutto gli amici di sempre: Eugenio Volpi, Franco Briolini, Enzo Piccitto.
Da allora l’impegno di sottoscrivere soci per finanziare con tanto (ma anche con poco), l’attività della neo­nata Fondazione. Per Franco non era difficile trovarne: anche la bizzarria del temperamento e l’impulsività dell’agire diventavano ingredienti del fascino con cui catturava la simpatia delle persone.
Nel 1995, in occasione della prima mostra dell’allora Fondazione Franciacorta Arte Contemporanea, dedicata a Valerio Adami e allestita nell’Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano, è ancora Franco a scrivere nel catalogo: “L’Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano è un luogo magico per ospitare le esposizioni della Fondazione; è un luogo magico perché in tali occasioni racchiuderà in sé passato e futuro. Gli spettatori dei chiostri immersi nel silenzio, le celle dei monaci, le gallerie si animeranno dei co­lori delle tele di Adami, in una simbiosi artistica che riteniamo di sicuro fascino e suggestione. Le sue opere saranno buon viatico nel momento in cui ci accingiamo a iniziare il nostro cammino”.
L’Abbazia rimarrà la sede temporanea delle successive mostre, per essere lasciata nel 2001: nel settembre dello stesso anno, la Fondazione, ribattezzata dal 1996 Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea, pren­derà possesso della sua nuova sede definitiva, Palazzo Panella, a Palazzolo sull’Oglio.
Il mutamento della denominazione e della sede non è privo di significato: dal 1994 al 1997 ci sono gli anni bui e privati di questa storia che si porterà via Franco per una malattia lenta e subdola.
Nel gennaio del 1997 Franco scriveva ad un amico: “Come tutte le persone che non possono più compiere cattive azioni, ti do un buon consiglio (anche se non richiesto): fermati il tempo necessario e analizza tutti i tuoi impegni, cancella tutto quello che non è importante e dedica tutte le tue energie alle cose veramente im­portanti della vita. Purtroppo per me è troppo tardi”.
Aveva vissuto intensamente e a modo suo, quasi sentisse da sempre il capolinea vicino e aveva disegnato quello che gli altri potevano continuare a realizzare.
Io, Sergio, il burattinaio nascosto che preferisce le quinte al palcoscenico, ho cambiato la denominazione della Fondazione in Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea, riportandola all’interno della famiglia e sul territorio originario.
Ero il più scettico nell’ascoltare i progetti di Franco, ma oggi sono il più ostinato nell’andare avanti: anche mio fratello Bruno ci ha lasciati e vicino a me rimasti mio nipote, Franco Junior, oggi Presidente della Fondazione e ancora gli amici Eugenio Volpi e Franco Briolini. Condivido la richiesta di contributi, ma ne vieto l’insistenza per essere totalmente libero di scegliere e di sbagliare, disposto a pagare di persona il prezzo oneroso di questa libertà. Ci si sostiene con le quote dei Consiglieri e con quelle dei soci, con le grandi o piccole sponsorizzazioni, con gli scarni contributi istituzionali, ma soprattutto con la disponibilità e la passione degli affezionati di sempre e di chi ha incominciato a seguirci. A Palazzolo sull’Oglio, nella sede di Palazzo Panella che Franco stesso aveva scelto, si svolge tutto quello che lo Statuto prevedeva, codificato nelle pagine dello storico della Fondazione: ma lo sguardo nel tempo si è rivolto anche ai giovani, con mostre meno convenzionali e di non immediata comprensione.
Questo perché, rispetto a ieri, non possiamo più accontentarci di gustare le cadenze e la musicalità di una poesia russa: vogliamo tentare di arrivare al significato delle sue parole.

Sergio Ambrosetti