Acqua d’autore: l’acqua nell’arte contemporanea
a cura di Paolo Campiglio
Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea, Palazzo Panella, Palazzolo sull’Oglio (Bs)
Il ciclo di conferenze 2009/10 affronta il tema dell’acqua nelle arti figurative dai primi del Novecento ai nostri giorni. Dei quattro elementi l’acqua è senza dubbio uno dei più fecondi e per le caratteristiche di trasparenza e fluidità, e per le antiche implicazioni mitologiche e filosofiche che hanno generato nel corso dei secoli una fitta simbologia. L’acqua è infatti il simbolo del pensiero primo generatore di vita; associata al grembo femminile racchiude significati legati alla nascita e nel suo scorrere rappresenta il tempo; come distesa, allude alla dimensione del viaggio, oppure ancora è mezzo di purificazione salvifica e di rinascita. Oltre a simbolo di vita, se associata al mostruoso e al terrifico delle impetuose distese fluttuanti, l’acqua diventa paradigma di morte; se invece è contenuta diviene specchio, con riferimento al mito di Narciso o elemento di dissolvimento, come nel fatale letto di Ofelia.
Entro questa fitta trama di simboli e metafore s’innesta l’attenzione delle avanguardie storiche al fenomeno dinamico delle rifrazioni di luce sull’acqua: tra le soluzioni più significative la frammentazione futurista dell’immagine del mare è un pretesto per una riduzione geometrica del dato naturale; più incline a una riflessione di ordine teosofico appare invece lo sviluppo di Piet Mondrian nella nota serie degli Oceani, dove la superficie marina è sintetizzata in un semplice elemento geometrico.
Negli anni dell’Informale, l’elemento dell’acqua, associato a quello delle profondità sottomarine, è evocato dalla stessa pratica pittorica a partire dal rituale dripping di Pollock fino alle fluidità e alle profondità del colore di un Rothko o di Morris Louis; la caratteristica di elemento fluido e poco controllabile del resto suggerisce l’assunzione dell’acqua a medium artistico nella pratica del flottage (galleggiamento del colore sull’acqua), in una sorta di simbiosi tra arte e natura.
E’ con gli anni sessanta, nell’ambito del Nouveau Realisme, che l’acqua con il fuoco diviene sempre più un medium utilizzato per la performance o l’installazione, come nelle “pitture d’acqua e fuoco” di Yves Klein. Sempre negli anni sessanta, l’acqua della piscina di un attore hollywoodiano, come in un famoso ciclo di opere di David Hockney, esalta invece il senso di vuoto e la superficialità; in questo solco si colloca una nota installazione di Pino Pascali (Il mare, 1967) che intende ricostruire con semplici mezzi il “mare in una stanza”, opera che anticipa il recupero di significati alchemici dell’Arte Concettuale. Gli elementi (acqua, aria, terra, fuoco) divengono motori di energia dapprima nell’Arte Povera, nelle simbologie stratificate di Joseph Beyus (Oliverstone, 1984) e in seguito più diffusamente nella pratica della performance. L’idea dell’acqua generatrice o distruttrice trova un’inedita espressione nell’uso del video e delle tecniche digitali in artisti come Bill Viola (Fuoco, acqua , respiro, 1966) o gli italiani Fabrizio Plessi e Studio Azzurro.



